Potenza degli ibridi (e di altro ancora)

Una delle cose che mi fa più sorridere ultimamente è il «machismo motociclistico». I motociclisti “duri e puri” vedono chi ha uno scooter al meglio come uno sfigato, al peggio come un “handicappato” (si può ancora dire senza offendere nessuno? Perché di questi tempi bisogna fare molta attenzione a cosa e a come si scrive…).

Nella mia abbastanza lunga vita sono partito dal “ciao”, poi la “vespa”, poi la “moto” (quella dei motociclisti: una Kawasaki Z750S, per chi fosse interessato), poi – visto che con quella mi hanno quasi ammazzato (letteralmente) – l’ho usata ancora un po’ (poco) in favore di uno scooter (più utilizzabile e più utilizzato), cambiato con un altro… scooter? moto? E qui viene il bello. Perché si chiama “Forza” e a me pare ancora l’ottimo punto di congiunzione tra i due che il mercato può offrire. Eppure c’è chi, su quella pubblica piazza chiamata Facebook, ancora se la smena con una tassonomia che nasconde acrimonie, non detti, “vorrei ma non posso”, “posso ma non vorrei”, orgoglio motociclistico, leoni da tastiera e quant’altro vi pare. E, nel mondo in cui viviamo, questo mi pare di una idiozia formidabile.

Sia come sia: io ho un Forza “1a serie” (2021) col quale ho fatto quasi 50mila goduriosissimi km. Ah, poi ho ancora un’altra moto, quella che io chiamo “la mia crisi di mezz’età”, quella per la quale si vorrebbe avere la testa che si ha adesso (colma di giudizio e sufficiente buon senso – anche se sulle strade a volte non bastan neppure quello), ma fisicamente vent’anni meno per reggerla come si deve… ma di questa parlerò magari un’altra volta…

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